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Dott.ssa Corinna Dagliana

Sono Corinna Dagliana, psicologa psicoterapeuta regolarmente iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana, con numero 5212.

Mi sono laureata in psicologia all’Università degli Studi di Firenze e successivamente mi sono specializzata in psicoterapia presso lo IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona) a Firenze diretto dal Prof. Alberto Zucconi e fondato da Carl R. Rogers.

Inoltre nel 2013 ho conseguito l’attestato di operatore di Training Autogeno di base presso il CEFORP a Firenze.

Svolgo la mia attività professionale a Sesto Fiorentino, sia nello studio privato Psychè in via Melloni n.29, che nell’Associazione di Promozione Sociale Artigianal-Mente, della quale sono socia. Recentemente proprio ad Artigianal-Mente ho tenuto un incontro su benessere e invecchiamento.

In passato ho collaborato con la farmacia Farmapiana di Settimello, partecipando ad un’iniziativa sul benessere delle neo-mamme e sulla prevenzione della depressione post-partum.

Per la mia formazione ho anche maturato esperienza in un SerT del territorio fiorentino nel trattamento dell’alcolismo e dei problemi alcol-correlati, del gioco d’azzardo patologico e delle nuove dipendenze. http://www.patologichedipendenze.com/p/massimo-cecchi-corinna-dagliana-auto.html

Sono una persona allegra, puntigliosa, calma, curiosa e poliedrica. Amo da sempre lo sport, una passione che mi piace veder praticare e fare in prima persona.

Mi tengo costantemente aggiornata nella mia formazione professionale attraverso corsi e seminari, studio e supervisioni. Ma soprattutto cerco di apprendere dalla vita di tutti i giorni, dalle esperienze che faccio o che mi circondano, dalle sfide che mi si presentano e che ricerco.

Mi piace inoltre fare lunghe passeggiate con il mio cane, dal quale ho imparato e continuo tutt’ora ad imparare cosa significa amore incondizionato.

Un caro saluto,

Corinna

Metodi e approcci

La consulenza psicologia (counseling) è un parere professionale che lo psicologo, ma anche lo psicoterapeuta, dà ad una persona che si rivolge al professionista per una specifica problematica derivante da un momento di crisi o perché deve prendere una decisione importante. Non, quindi, per una patologia vera e propria.

L’obiettivo della consulenza psicologica è quello di definire e comprendere meglio la problematica portata dalla persona in difficoltà e di elaborare delle strategie d’intervento idonee, aiutando la persona a trovare una risposta alla sua difficoltà in un tempo relativamente breve.

Non si tratta di un consiglio ma di un momento di riflessione e di approfondimento sugli aspetti psicologici relativi al problema sollevato, nel quale si definiscono e condividono insieme degli obiettivi concreti e si esplicita, quanto più possibile, i limiti di tempo entro cui raggiungerli insieme.

Il sostegno psicologico è un’attività di supporto che lo psicologo, ma anche lo psicoterapeuta, svolge nei confronti di una persona in difficoltà per un problema specifico. Capita a tutti di vivere periodi di grosse difficoltà, oppure, di non riuscire a gestire un problema che, ci si accorge, inizia a influenzare il proprio quotidiano e il proprio benessere psico-fisico o ancora, di sentirsi sopraffatti da stanchezza, stress e tensioni emotive eccessive. In questi casi, l’obiettivo del sostegno psicologico è quello di far si che il cliente riesca a raggiungere e mantenere uno stato di benessere psicologico andando ad agire sui suoi punti di forza. Richiede un numero contenuto di incontri, ma variabile a seconda della necessità.

La psicoterapia è la pratica svolta da uno psicoterapeuta finalizzata a curare la sofferenza psichica. Più specificamente, è il processo in cui una persona, una coppia, una famiglia o un gruppo di persone incontrano uno psicoterapeuta con l’obiettivo di risolvere i propri problemi relativi alla sfera del comportamento, delle emozioni, delle credenze o del proprio modo di pensare. A questo scopo lo psicoterapeuta si avvale di conoscenze teoriche e pratiche che riguardano la comprensione del funzionamento dell’essere umano dal punto di vista psicologico che ha imparato nel proprio percorso formativo per diventare psicoterapeuta.

Ogni psicoterapeuta ha un proprio approccio di terapia. Il mio approccio è l’Approccio Centrato sulla Persona sviluppato negli anni Quaranta da C.R. Rogers.

Ciò che caratterizza ed individua l’approccio rogersiano è la fondamentale importanza attribuita alla relazione con il cliente, attraverso la quale si contempla la possibilità di costruire, almeno in astratto, un modello non conflittuale e ben funzionante di personalità. In questo Approccio il disfunzionamento psicologico, di qualunque livello di gravità, deriva infatti da meccanismi alienanti relazionali che si instaurano durante lo sviluppo infantile.

Nello specifico le condizioni necessarie e sufficienti per lo sviluppo armonico della persona nell’ambiente sono:

– la capacità di percepire il proprio mondo interno e quello degli altri (empatia);

– l’esperienza della accettazione in quanto persona senza se e senza ma (accettazione positiva incondizionata);

– la capacità di autenticità e di contatto genuino con se stessi e con l’altro (congruenza).

Spesso però le esperienze dei clienti, il modo in cui essi hanno strutturato i loro vissuti, la necessità di fare fronte a vari eventi di vita e relazioni disfunzionali hanno inceppato, bloccato o costretto a distorcere ciò che essi sentono, con la conseguenza che essi stessi non lo riconoscono più ed entrano in una dimensione di sofferenza. A volte non solo essi non riconoscono chi sono e dove sono ma faticano addirittura a percepire come stanno e a dare un nome ai loro sentimenti.

Lo scopo della Terapia è dunque quello di facilitare, attraverso la relazione terapeutica, il contatto con se stessi, in un ambiente sicuro e non direttivo, dando alla persona la possibilità di esplorare in sicurezza e con i propri tempi il proprio vissuto emotivo e di vedere da sé quale direzione desidera dare alla propria vita. Tutto ciò apre nuove aree alla consapevolezza di sé, portando così ad una minore rigidità di schemi, ad una apertura più ampia verso la propria esperienza, a riconoscersi come referenti di se stessi, ad essere più consapevoli di limiti e risorse e più responsabili rispetto alle scelte che si compiono nella propria vita, e quindi in definitiva, ad uscire dallo stato di sofferenza o ad elaborarlo e dargli un senso.

Quanto descritto viene promosso dal Terapeuta Centrato sul Cliente attraverso una comprensione dell’altro libera da preconcetti e pregiudizi, attraverso quindi accettazione, ascolto profondo e confronto, focalizzandosi sulle potenzialità della persona.

Nella convinzione comune si ritiene che con l’invecchiamento il cervello abbia un inesorabile declino progressivo e irreversibile. In realtà però questo declino è molto variabile nell’ampiezza dei deficit fra gli individui anziani e fra i vari sistemi neurofunzionali. Anzi le ricerche in questo campo hanno mostrato che ci sono dei guadagni anche nell’età adulta avanzata. Nello specifico si è visto che il cervello dell’anziano ha la capacità di attuare dei meccanismi compensatori per mantenere un elevato livello funzionale in presenza di perdite fisiologiche. Il nostro cervello ha cioè la capacità di adattarsi e si caratterizza per una certa plasticità nell’arco di tutta la vita.

Benessere e invecchiamento

L’invecchiamento va quindi considerato in termini di sviluppo e di crescita personale: acquisizioni e perdite caratterizzano la vita di ogni individuo dal concepimento alla morte, non sono specifici di un particolare periodo di vita.

Si può parlare quindi di qualità della vita, di funzionamento psicologico ottimale e benessere anche in età avanzata.

Il benessere psicologico può essere acquisito e costruito riattivando le proprie risorse, incrementando la soddisfazione personale o scardinando le false credenze legate troppo spesso allo stereotipo negativo dell’invecchiamento di cui anche l’anziano si convince.

Ogni individuo ha un ruolo attivo nella costruzione del proprio sviluppo e del proprio invecchiamento. È possibile infatti “invecchiare bene” (succesful aging) individuando e utilizzando in modo flessibile il potenziale personale di riserve nelle molteplici circostanze della quotidianità. La chiave per un invecchiamento di successo risiede proprio nell’utilizzo di strategie adeguate e nel dominio affettivo e cognitivo sul declino inevitabile legato all’età.

Qualsiasi programma inteso a promuovere l’invecchiamento ottimale deve cercare di prevenire le malattie e le disabilità a esse associate, ottimizzando il funzionamento psicologico, specialmente quello cognitivo, e massimizzando l’impegno con la vita.

Uno dei prerequisiti fondamentali per un invecchiamento di successo consiste nell’avere un atteggiamento attivo in situazioni che richiedono l’intervento della memoria, fattore che rappresenta una delle migliori forme di prevenzione all’invecchiamento cognitivo prematuro in tarda età.

Potenziare la memoria nell’invecchiamento: i training di memoria

Non esiste un intervento magico che risolva le difficoltà di memoria, ma esistono strategie che aiutano l’adulto e l’anziano a gestire i cambiamenti che si verificano con l’avanzare dell’età, incrementando e potenziando le capacità cognitive. Le ricerche hanno evidenziato infatti che le memoria degli anziani può essere potenziata e riattivata grazie ad una latente capacità di apprendimento, ossia ad una riserva cognitiva che caratterizza anche l’età adulta avanzata.

I training di memoria hanno come obiettivo quello di favorire una codifica delle informazioni più efficace e di migliorare il recupero delle stesse. Si ricordano, ad esempio, meglio le informazioni che sono elaborate in modo profondo e significativo: quanto più ricca e ampia è stata l’elaborazione dell’informazione, cioè quanto più è stato profuso uno sforzo per dare significato al materiale, collegandolo con le informazioni che già si possiedono, tanto migliore sarà il ricordo. Se alcune delle informazioni da ricordare sono già di per sé significative ed interessanti, altre possono richiedere uno sforzo attivo che conferisca loro un senso.

Vi sono numerose strategie per potenziare la memoria che, in base al contesto specifico e alle differenze individuali, possono essere adottate. Le strategie comprendono tutte quelle attività che aiutano la memoria attraverso l’applicazione sistematica di un “piano di azione”.

Il ruolo delle differenze individuali

Gli studi sui training cognitivi hanno dimostrato che non tutti gli individui traggono beneficio allo stesso modo da attività di potenziamento: individui più anziani (sopra i 75 anni) mostrano un miglioramento più ridotto rispetto ad anziani più giovani (sotto i 75 anni).

In linea generale, l’incremento dopo un training dipende da vari fattori quali: l’età dei partecipanti, le differenze individuali da un punto di vista cognitivo, metacognitivo e motivazionale.

Partecipanti più giovani, con un miglior profilo cognitivo, con più adeguate conoscenze metacognitive e un interesse verso le attività cognitive, sono quelli che beneficiano maggiormente di un training di memoria.

È stato ideato negli anni ’30 dallo psichiatra tedesco J. H. Schultz.

È indicato nei disturbi psicosomatici e in tutti i disturbi legati allo stress poiché produce una situazione oppositiva a questo, riequilibrando i sistemi involontari (neurovegetativo, neuroendocrino e immunitario) alterati dallo stress e favorendo il normale funzionamento del metabolismo.

I principali effetti prodotti da una pratica costante del Training Autogeno sono infatti la sedazione emotiva, il recupero di energie ed anche il riprendere contatto con il proprio corpo che invece generalmente tendiamo a sentire solo quando ci fa male.

L’obiettivo di Schultz, quando pensò a questo tipo di terapia, era quello di rendere il paziente meno vincolato al terapeuta e farlo diventare, in prima persona, autore del proprio miglioramento e del proprio benessere. Infatti come indica il nome stesso, il Training Autogeno è una tecnica di allenamento che “si genera da sé”, ovvero l’individuo la mette in pratica in prima persona sotto la guida di un esperto. Ma una volta appresi, gli esercizi possono essere praticati da soli a casa propria.

L’auto-rilassamento si raggiunge attraverso la contemplazione passiva di quello che avviene nel nostro corpo mentre facciamo i vari esercizi del TA: è un lasciare accadere quello che deve accadere nel nostro organismo. La finalità è quella di raggiungere con un metodo volontario la condizione che si raggiunge normalmente con il sonno ma essendo sempre vigili. Non c’è infatti perdita di coscienza, ma sempre una relativa vigilanza.

Il TA è dunque un allenamento alla spontaneità, in quanto man mano che si procede con l’apprendimento della tecnica, gli effetti desiderati si produrranno da soli.

La tecnica del TA consiste nel ridurre il più possibile le funzioni volontarie, l’attività e il controllo dell’ io cosciente, in modo che i processi spontanei di distensione, rigenerazione, rivitalizzazione possono attivarsi.

Il metodo di allenamento del TA prevede l’insegnamento preliminare di alcune posizioni corporee, da sdraiati e da seduti, che possano facilitare la successiva acquisizione degli esercizi di rilassamento. L’ambiente in cui si svolgono gli esercizi deve essere idoneo: penombra, nessun rumore molesto, senza altri stimoli che possono colpire le vie sensoriali e attivare il soggetto. La persona non deve essere in uno stato di rilevante attivazione emotiva, ma deve essere in condizioni che non impediscano l’atteggiamento del “lasciarsi andare”.

Il TA è costituito da una serie di 6 esercizi che si riferiscono a sei distretti fisiologici: muscolare, vascolare, cardiaco, respiratorio, addominale e cefalico.

Questi 6 esercizi sono preceduti da un pre-esercizio (il pre-esercizio della calma) che predispone la persona alla calma: la persona si deve aprire alla possibilità che la calma entri in lei, deve cioè cercare di sgomberare la mente dai pensieri che solitamente la affollano.

I 6 esercizi sono:

  • esercizio della pesantezza: produce uno stato di distensione (ipotonia muscolare)
  • esercizio del calore: produce una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del flusso sanguigno
  • esercizio del cuore
  • esercizio del respiro
  • esercizio del plesso solare
  • esercizio della fronte fresca: è l’unico esercizio che produce un leggera vasocostrizione (nella regione encefalica).

Per apprendere tutti e 6 gli esercizi ci vogliono almeno 3 mesi (2 settimane ad esercizio), ed è consigliabile svolgerli almeno 1 volta al giorno ogni giorno.

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