“Soffrire d’ansia”, soprattutto negli ultimi tempi,  è molto comune: i disturbi d’ansia sono tra i disturbi psicologici più diffusi tra le persone. Ma in realtà, l’ansia è un’esperienza umana universale e, di per sé, non è nociva, ma adattiva. Infatti, da un punto di vista evolutivo, la funzione del nostro cervello non è quella di renderci felici, ma di proteggerci, e l’ansia ha la funzione di tenerci vigili ed allerta alla ricerca potenziali minacce.

Il problema è quando la preoccupazione da essere adattiva, in quanto eccellente strumento di allarme contro le minacce, diventa disadattiva, disfunzionale e quindi patologica, provocando disabilità significative in aree importanti della nostra vita come il lavoro, la scuola e le relazioni.

Cosa differenzia una “mente ansiosa” da una non ansiosa?

Il nostro cervello è magistrale nel creare scenari ipotetici di cosa potrebbe andare storto (“e se…”) , ma le persone che soffrono di disturbi d’ansia hanno la tendenza a fare molti pericolosi errori di calcolo sul futuro.

Infatti le persone ansiose differiscono significativamente da quelle non ansiose nel modo in cui valutano gli eventi futuri.

Di seguito alcuni degli errori di calcolo più comuni della mente ansiosa.

1. Sopravvalutare la probabilità di eventi futuri negativi e pianificare eccessivamente

Quando siamo incerti su uno specifico evento futuro (in particolare quelli negativi) oscilliamo tra strategie di pianificazione “efficienti” ed “efficaci”. Ad esempio, potremmo dire a noi stessi: “Non voglio sprecare molto del mio tempo presente a prepararmi per un evento futuro incerto, quindi farò una pianificazione minima”. In questo caso, siamo in presenza di una strategia di pianificazione “efficiente”, ma non “efficace”: nei pochi casi in cui l’evento negativo si materializzi realmente, non saremo adeguatamente preparati. D’altra parte, possiamo permettere a questa preoccupazione futura di consumare tutto il nostro momento presente ed assicurarci di essere ben preparati per questo evento negativo potenziale ed incerto e per tutte le sue possibili interazioni. Questa è sicuramente una strategia “efficace” ma non “efficiente”, perché l’evento negativo molto probabilmente non si verificherà.

Generalmente le persone ansiose fanno due cose: sopravvalutano la probabilità di futuri eventi negativi e si impegnano in elaborate strategie “efficaci”, ma non “efficienti”, sottoponendosi ad un lavoro cerebrale laborioso estremamente faticoso.

In sintesi, una persona ansiosa lavora laboriosamente e diffusamente per affrontare un evento “e se …” ad un alto costo psicologico e a scapito del momento presente.

2. Sottovalutare il potere che si ha sul cambiamento di situazioni negative

In aggiunta a ciò, le persone che soffrono di ansia hanno un basso senso di controllabilità. Quindi, non sono sicure della loro capacità di affrontare i pericoli derivanti da futuri eventi negativi, se dovessero accadere.

3. Non riuscire a ridimensionare il pessimismo anche se la previsione catastrofica si è in realtà rivelata errata (ricalibrazione errata dell’errore di previsione)

Il cervello fa sempre questa cosa straordinaria: prevede un esito futuro di un evento, quindi se non accade, riaggiusta le sue previsioni presenti sul futuro. Ad esempio, una persona prevede di dimenticarsi il suo discorso, ma poi in realtà finisce per ricordarlo. In futuri eventi simili, il cervello dice “l’ultima volta è andata bene, probabilmente andrà bene anche questa volta”, e questo processo è fondamentale per costruire la fiducia in se stessi.

Ci sono reti cerebrali e sostanze chimiche specifiche del cervello coinvolte nel costante riadattamento del nostro “errore di previsione”. Il problema è che nelle persone che soffrono di ansia questo sistema di ricalibrazione dell’errorre di previsione è mal funzionante, anzi direi rotto. Quindi, anche se l’evento va meglio di quanto la persona ansiosa si aspettasse, la persona non ricalibra le proprie aspettative per eventi futuri simili.

4. Un sistema di attenzione iper-focalizzato

Un altro sistema che non funziona nelle persone ansiose è il sistema di attenzione del cervello. La persona ansiosa ha un sistema di attenzione “iper-focalizzato” sulla minaccia e sugli esiti negativi.

La mente ansiosa è iper-vigile, sempre alla ricerca di cose minacciose. Il numero di cose che potrebbero essere interpretate come negative da persone non ansiose è significativamente inferiore a quello di una persona ansiosa. Quindi, una persona ansiosa potrebbe interpretare la maggior parte degli eventi/commenti neutri come negativi. Se una parola ha più significati, probabilmente sceglierà il significato più negativo.

5. Essere ciechi alle opzioni di salvataggio disponibili

Ammesso che l’evento negativo temuto si verifichi realmente, si può sempre cercare di trovare delle opzioni di salvataggio, dei modi per affrontare l’evento e superarlo indenni. Le persone non ansiose sono in grado di farlo, le persone ansiose, invece, non sono in grado di vedere nessuna opzione di sicurezza o salvataggio nelle vicinanze.

Ci sono due ragioni per cui le persone ansiose non riescono a vedere le opzioni di sicurezza: sono paralizzate dalla paura e iper-concentrate sull’evento negativo per notare qualsiasi altro dettaglio, come un aiuto nelle vicinanze.

 

L’ansia: un mostro interiore che si alimenta delle nostre paure

Gli errori di calcolo sopra descritti causano un enorme sofferenza psicologica alla persona ansiosa: la paura eccessiva può paralizzare la persona e far ristagnare la sua crescita.

L’ansia è un disturbo così intenso ed opprimente, che molte persone che ne soffrono possono cercano modi patologici per intorpidire o porre fine a questa sofferenza.

L’ansia è l’equivalente di avere un mostro che vive dentro di noi. Un mostro che non dorme, ha sempre fame, non si arrende mai e si alimenta delle nostre paure.

Il paradosso dell’ansia, e forse l’aspetto più inquietante, è che le sue “vittime” nutrono inconsapevolmente il mostro. Le insidiose preoccupazioni e paure sperimentate da chi soffre di ansia sono spesso situazioni astratte e poco plausibili. Molte di queste situazioni sono basate su esperienze di vita reale, ad esempio, il fallimento di una relazione o aver preso decisioni che hanno avuto esiti negativi. Queste esperienze comuni possono costituire la base per le paure guidate dall’ansia: il potere dell’ansia è la sua capacità di coltivare queste esperienze e farle diventare nelle menti delle sue vittime orrori esponenzialmente minacciosi.

Quando una persona soffre di ansia, i suoi schemi di pensiero cadono molto al di fuori della norma: come un ottovolante fuori controllo, le persone che soffrono d’ansia sono maestre nel trasformare in pochi secondi i problemi quotidiani in paure pericolose per la vita.

Cosa fare?

Se le persone che soffrono di ansia non trovano un modo per spegnere la loro perseveranza su queste paure, il mostro alla fine otterrà il pieno controllo. Mentre, se riescono ad allontanarsi dai loro pensieri paurosi e catastrofici, il loro mostro interno si calmerà.

Distrarre questi pensieri dal problema in questione, anche se solo per un breve periodo, può ripristinare un senso di calma che aiuterà ad affrontare i problemi in modo più efficace nel lungo periodo.

Detta così’, questa sembra una soluzione facile. Per chi soffre di ansia, questo può essere insormontabile. Combattere i propri demoni è già abbastanza impegnativo; combatterli quando li stai anche nutrendo allo stesso tempo è estenuante.

Va da sé che distrarsi dai pensieri ansiosi, anche per un attimo, può essere un obiettivo incredibilmente impegnativo; ma impegnativo o no, potrebbe salvare la vita.

Imparare ad ignorare i primi brontolii del mostro è un modo per prendere in prestito qualche secondo libero per respirare, prima che il corpo dimentichi come farlo nello stato di panico che sta arrivando. Ed i secondi possono trasformarsi in minuti e i minuti possono trasformarsi in un’ancora di salvezza.

È improbabile che il mostro dell’ansia faccia le valigie e si allontani. Ci sarà sempre carburante per nutrirsi, spesso fornito dalle sue stesse vittime. Piuttosto che concentrarsi sulla presenza del mostro, le vittime possono provare più sollievo ignorandolo intenzionalmente: distrai i pensieri ansiosi per alcuni secondi rivolgendoti immediatamente a qualcosa di non correlato, parlando ad alta voce su un argomento alternativo o spostando fisicamente il tuo corpo; potrebbe essere uno dei pochi metodi per eliminare il terrore divorante che ti divora dall’interno.

Questo è quello che si può fare nei momenti di emergenza, dopo di che c’è da lavorare sul contrastare intenzionalmente i propri pensieri ansiosi autoingannanti (gli errori di calcolo di cui detto precedentemente), imparando a percepirli in quanto tali (errori).

 

Fonti in lingua originale:
https://www.psychologytoday.com/us/blog/neuroscience-in-everyday-life/201804/inside-the-thinking-maze-anxious-minds
https://www.psychologytoday.com/us/blog/stress-fracture/202002/the-monster-within-how-we-feed-the-appetite-anxiety

 

Generare pensieri preoccupanti è il modo in cui il cervello ci protegge da potenziali minacce. Ma questo può anche predisporci a un’ansia eccessiva. Chi soffre d’ansia è soggetto a valutare gli eventi futuri in termini maggiormente negativi e probabili rispetto a chi non è ansioso. L’ansia può assumere le sembianze di un mostro interno che divora chi ne soffre e che si alimenta delle paure irrealistiche della persona ansiosa. In questo caso è fondamentale imparare a distrarre la propria mente ansiosa e acquisire consapevolezza dei propri errori di previsione per poterli poi contrastare intenzionalmente.